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Giovanni e Stefania Cavazzon (Sorelle mie) |
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Collezione privata |
LA STREGA L’ho riveduta Ritratta al vago diaccio d’una saletta agnostica L’abito bianco fluido e l’ombrellino aperto sorretto senza peso da la mano
LA STREGA Tramava incanti in vetta a un mondo ora dissoltosi lontano ove non c’è che il vuoto d’itinerari luce Sfilava lenta morbida inconsueta lungo lo spartiacque di rocce d’oro contro il cielo rosa verso il petrolio diafano d’un mare La stella di quel luogo profilava il volto ocra le dita lunghe gli occhi come la pietra scoperta al bordo d’una chiazza fossile di lava Volava palpando certa creta con la pelle lieve de l’àlluce Parlava forse ispirata da inquietanti ombre e fumigate lune in moto incerto Gli uomini la videro discendere soave verso i covi dei loro desolati spazi e tra le capre i corvi serpi blatte porsero orecchi torvi Lei seguitava forgiando l’immondezza in meraviglia |
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LA STREGA – Presso tutti i popoli conquistatori è
considerato stregoneria il culto dei vinti che nascostamente sopravvive.
Molti perciò fanno risalire la figura della strega al ricordo di una cultura
matriarcale sconfitta dal potere patriarcale. Questo spiegherebbe
l’inquietudine e l’orrore che sempre ha suscitato la strega nelle nostre
società, dai greci al medio evo cristiano con le persecuzioni alle presunte
streghe, protratte sino al Settecento ed oltre. Oggi, al riapparire di una
possibile società matriarcale, la strega acquista sempre più l’immagine di
una vecchia signora saggia e benefica. Giorgio
Belledi |
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