A questa età terza, Giovanni Cavazzon aveva prestato attenzione e dedicato alcuni ritratti e opere. Durante un viaggio in provincia di Matera, incontrò tre persone a Ferrandina. Un pescatore e le sue sorelle se ne stavano seduti, davanti all’uscio di casa; in silenzio. Guardavano oltre. Oltre il mare, oltre la vita. Oltre il tempo, prima del tempo. Ritrasse ogni ruga, ogni sfumatura, ogni pensiero. Fece il ritratto a Paolina; amorevolmente accudita dalle tre generazioni che seguivano, la vedeva sempre seduta accanto al caminetto. Forse anche per questo scelse la tecnica della pirografia. La sua mano straordinaria, che sapeva usare il fuoco per disegnare la delicata pelle delle Baccanti, questa volta incideva sul legno ogni ruga, ogni sfumatura, ogni pensiero.  Un’ottantasettenne Gina Roma disse: “Sì Giovanni, di te mi fido” e si lasciò ritrarre. Cavazzon ne espresse la senile bellezza e la gioiosa creatività. Poi lei ebbe a chiedergli di esporre quell’opera in ogni occasione, perché “è così che voglio essere ricordata”. Nell’Inverno una donna si curva, tornando alla terra. Ma lo sguardo è consapevole, presente, acuto. Quasi di sfida. Per l’osservatore è una sfida capire chi lei stia sfidando. Di alcune edizioni del Congresso Nazionale Gruppo Italiano Demenze di Trieste disegnò le istanze. Uno sguardo perduto. La cura. L’amore. L’amore era la cifra stilistica di Cavazzon. Il vero omaggio alla famiglia è di certo rappresentato dal ritratto di due enormi portabandiera della cultura e dell’Italia migliore insieme ai loro nipotini: i nonni sono l’étoile Carla Fracci e il regista Beppe Menegatti.