PASCOLO Anna – per il Ritratto di Giovanni Cavazzon al dott. Amato De Monte
Il Ritratto di Amato De Monte non è un ritratto qualsiasi; Amato De Monte non è un soggetto qualsiasi; del resto, nemmeno Giovanni Cavazzon è un pittore qualsiasi.
Il dott. De Monte è balzato alla cronaca, forse suo malgrado, per essere stato a fianco della famiglia Englaro nel momento più difficile. È una persona per cui “l’autodeterminazione dell’individuo diventa una battaglia per la libertà personale”; ciò che lo attrae della sua professione (specialista in anestesia e rianimazione) “è lavorare nell’emergenza, cioè il fatto che sia richiesta un’estrema rapidità di sintesi tra pensiero e azione: pochi minuti sono fondamentali per intervenire nella maniera efficace e anche il più piccolo errore può compromettere la vita di una persona. Certe volte è questione di minuti. Il secondo è che si tratta di una specialità molto tecnica, che utilizza tecnologie avanzate”. Ogni giorno egli “affronta l’essenzialità. Bisogna imparare a stabilire delle priorità d’intervento, puntando direttamente al nocciolo della questione. Prima di tutto bisogna mettere in sicurezza la vita del paziente, poi si può pensare al resto”.
Chi conosce il dott. De Monte ha avuto a che fare con uno sguardo intenso, con tratti e dettagli marcati che talvolta incutono timore, ma un timore poi ammorbidito dall’umanità da cui la sua professione non può prescindere.
Non tutti i pittori avrebbero potuto dipingere fattezze così individuali, perché una sola pennellata fuori posto avrebbe fatto scadere il ritratto in caricatura; un bravo pittore avrebbe potuto raffigurarne perfettamente le fattezze.
Giovanni Cavazzon è andato oltre, a cercare - e trovare - la personalità. E nemmeno la tecnica è una tecnica qualsiasi. Cavazzon è uno dei pochi che ha saputo usare inchiostro e pennino su carta per dare vita a numerosi ritratti, come ha ben evidenziato nel percorso espositivo tra biblioteche, avviato nel 2015 alla Nazionale Centrale di Firenze (con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri) e terminato nel 2017 all’Angelica di Roma. In questo caso ha scelto di usare carta adatta all’acquerello perché, ha spiegato l’autore, “il segno del pennino si sfalda e si spande, pur in maniera infinitesimale, ammorbidendo il segno dell’inchiostro che su altra carta risulta più duro”. Una mano sempre più sorprendente, quella di Cavazzon, che non ha consentito al pennino, avverso a questo supporto, di alterare il segno negandogli l’effetto voluto, né di incidere troppo la carta e magari di strapparla.
Udine, 11 luglio 2021

