CAVAZZON Giovanni – Cavalli

Il 29 aprile 1995 si inaugurava a Udine, nella sede del Palazzo Patriarcale, il “Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo”. Da quel giorno si possono finalmente ammirare gli affreschi settecenteschi di Giambattista Tiepolo, che decorò il soffitto dello Scalone d'onore, la Galleria degli ospiti e la Sala rossa per volere dell'allora patriarca Dionisio Dolfin.

Nel settembre dello stesso anno si sarebbe tenuto “Paliodonna”. Con grande entusiasmo la città stava ripristinando una festa risalente al 1375, anno in cui uno dei borghi ottenne il permesso di organizzare una gara equestre riservata alle sole donne e i promotori mi commissionarono il palio che sarebbe andato alla contrada vincitrice.

Considero Giambiattista Tiepolo uno dei miei maestri spirituali e considero la donna la mia principale fonte di ispirazione. Adoro i cavalli. Si trattò dunque di fondere le mie emozioni e tradurle in un dipinto ad olio su seta.

Nella “Galleria degli ospiti” mi soffermai sull’affresco di Rachele che nasconde gli idoli e mi lasciai conquistare dalla tensione verso l’alto che le palme suggerivano. Quella cornice rococò… un invito per me che sono uno scenografo.

Poi il cavallo, animale sacro in tutte le antiche civiltà, spesso a fianco degli dèi; della sua simbologia ho scelto quella positiva, di forza, bellezza, energia.

Ed è una dea, quella della vittoria, che accarezza il cavallo; non ha bisogno di trattenerlo con le briglie. Sono in simbiosi perfetta. I due incedono sui colori ed i simboli dei borghi che si contenderanno il premio.

1998 – a Lignano Sabbiadoro si organizzava “Paliomare”, una sfrenata corsa in linea sulla spiaggia. Ho scelto i colori del Mediterraneo in una giornata assolata, lo stemma della città e un cavallo; il suo galoppo inventa la spuma del mare.

Nel tempo, ho più volte trattato il tema del cavallo, un vero protagonista della natura.

L’argomento non è facile come può sembrare e forse per questo mi sollecita l'inventiva per la grande suggestione che gli è intrinseca.

Bisogna innanzitutto rispettarne le forme e l’energia, perché il cavallo è parte della nostra vita. Bisogna rispettarne il passato, perché ogni cultura ha reso omaggio a questo animale attribuendogli simboli e qualità.

Il cavallo (HP = horse power) è una unità di misura - come il carato o il litro - e indica la potenza, termine che, a sua volta, è sinonimo di energia, forza, gagliardia, nerbo, poderosità, prestanza, robustezza, tempra, vigore, vigorìa.

I primi uomini che ebbero l'intuizione ed il coraggio di salire sui cavalli e di galoppare furono certo presi dall'entusiasmo per quella ebbrezza della velocità che ancora oggi ci cattura. Immagino che l'emozione di quell'esperienza inattesa, che nei sobbalzi li faceva staccare da terra, li convinse che fosse proprio il cavallo quell'essere così potente da poter trainare persino il carro del Sole.

Accanto al carro, le Ore Thallo e Carpo avanzavano danzando.

Nato dal terreno bagnato dal sangue di Medusa, Pegaso era un animale selvaggio e libero. La sua vitalità e la sua forza, ma soprattutto la capacità di volare, ne fanno ancora oggi simbolo della vita spirituale dei poeti e della loro ispirazione.

Forse contagiato dal mito, mi piace rappresentare i cavalli in modi e spazi immaginifici, eppure riconoscibili come luoghi della natura.

A Edoardo Plantageneto, secondo Duca di York dal 1402 al 1415, viene attribuita questa frase: “Gli uomini sono migliori quando cavalcano, più giusti e comprensivi, più attenti e consapevoli di tutte le contrade e tutti i percorsi. A dire il vero, le buone abitudini e le buone maniere provengono da ciò, e anche la salute dell'uomo e della sua anima.”

Rifletto a come sarebbe diversa la storia dell'uomo se in natura non ci fosse stato il cavallo, utile per il lavoro e la percorrenza di lunghe distanze.

Osservo quanta fiducia e quanta tranquillità il cavallo manifesti nel rapporto con l'uomo, la duttilità e la fedeltà, l’amore e la cura per i puledri. Ognuno di essi ha una sua personalità, diversa e univoca.

Ai cavalli è possibile fare un ritratto: questo è senz'altro Korrado. questo è sicuramente Kim. Eseguo un consapevole e non-casuale disegno su una carta sottile.

Quando ho finito, faccio una cosa: riduco il foglio a una pallina e il cuore mi batte forte mentre ne ascolto il crepitìo. Poi lo ascolto di nuovo, fintanto che lo ridistendo.

La carta così increspata risulta essere l'onomatopea figurativa delle vibrazioni sul corpo del cavallo.

I cavalli sono amici e compagni di vita, tanto da “abitare” - come noi. Il numero 11 come un civico. Di più. Il cavallo fa parte della famiglia. Lucrezia e Filippo hanno voluto che fosse presente nel loro ritratto, perché racconta del sentimento che li unisce, caratterizza e rappresenta. Un amico inseparabile di questa bella amazzone, compagno di infinite passeggiate. L'intesa e la complicità tra cavallo e cavaliere portano alla ricerca della perfezione del gesto atletico da fermare in un Fotogramma.

Udine, luglio 2024