"Vite parallele" - Galleria d'arte Erasmo, Valvasone (PN) (14/5 - 5/6/2022)

VITE PARALLELE / DA LEGGERE E DA GUARDARE / E DA ASCOLTARE di Giovanni Cavazzon
Scelgo sempre con cura il luogo in cui esporre, perché ritengo che contenuto e contenitore debbano essere tra loro coerenti per poter meglio esprimere un messaggio.
Questa volta ho scelto Valvasone, anzi, il cuore di uno dei borghi più belli d’Italia. Arrivare qui è immergersi in un altro tempo, far gioire l’animo del suo aspetto medievale, del suo castello impreziosito dal gioiello del suo teatro, tanto da predisporre la mente ad accogliere miti e leggende, verità e fantasia.
Quanto propongo qui, oggi, in questa stanza arricchita da antichi e suggestivi affreschi, è un viaggio tra gli alberi che vivono parallelamente a noi, in simbiosi perfetta, anche se spesso non ce ne accorgiamo o, peggio, non ce ne curiamo. Ognuno di essi mi ha irretito tra le sue fronde, raccontandomi di Afrodite e Giove, di cibo e frescura, di imbarcazioni e impalcature.
Come testimonial non potevo chiedere di meglio: Andrea Maroè; lui stesso si definisce “arbornauta” ed è un grandissimo esperto in alberi antichi e giganti;
li cerca, li conta, li accudisce e protegge. Grazie, Andrea. Sono grato a Don Adriano Sandri e Maria Antonia Sironi per averci dato la loro riflessione sulla sacralità della natura; a Licio Damiani per il bellissimo testo sul valore artistico di questo mio lavoro; agli amici Stefano Carlutti e Sandra Muzzolini e alla mia cara sorella Stefania per la fattiva collaborazione. Su Felice Gri non serve dir nulla; lo conosciamo tutti e tutti gli dobbiamo essere grati per il lavoro e la passione che ci mette a sostenere ogni iniziativa culturale. Sono grato anche all’Amministrazione Comunale per l’accoglienza e per aver messo a disposizione questo luogo ricco di storia. Una nota (e dico “nota”) particolare a Giulia Carlutti che con il suo magico flauto rende ancor più magica l’atmosfera preziosa.
Il mondo reale e fantastico in cui questi alberi ci proiettano mi ha fatto pensare che era ben l’ora di fare qualcosa insieme a mia moglie Anna per valorizzare i suoi mondi. Ha scritto alcune favole, che proprio favole non sono; lei le chiama “storie inventate”. Una grande fan di questi scritti è stata la nostra amica Gina Roma che ad ogni incontro sollecitava Anna a scriverne ancora di queste “fiabe surreali”. Quando ho finito di illustrarle lei ha fatto il procedimento inverso e “favolato” uno dei miei alberi. Ecco dunque “gelso bianco”, il punto di unione tra i nostri mondi. Il mio disegno e le sue parole risalgono al drammatico aprile del 2020, quello del lockdown. L’ultima frase della favola che descrive un dettaglio del mio lavoro è drammaticamente attuale anche oggi.
Ecco, dunque, se da questa stanza, dopo aver guardato, letto ed ascoltato, uscirete più leggeri e disponibili di quando siete entrati, se questo tempo trascorso insieme è stato una medicina, allora avremo raggiunto il nostro scopo. In questo cielo brutalmente oscurato avremo instillato una piccola goccia di luce.

