"Giornata del libro" in collaborazione con il Club per l'UNESCO di Udine - Palazzo Antonini, Università degli Studi di Udine (28/4/2026)

"Parlo anche a nome di Stefania Cavazzon Belledi che firma con me questo contributo alla giornata di oggi; Stefania vive a Parma e non è riuscita a raggiungerci. Innanzitutto ringraziamo per l’invito la presidente Renata Capria d’Aronco e per l’ascolto tutti i voi. Il libro è spesso declinato nel genere della memoria, talvolta autobiografica, oppure, come nel nostro caso, della memoria di chi resta, soprattutto “per chi” resta.
Vi parleremo di Giorgio Belledi e Giovanni Cavazzon; hanno avuto in comune la virtù (o, chissà, il difetto) della modestia. Giorgio Belledi, straordinario uomo di teatro, è stato regista di lirica e di prosa, funzionario dell'Assessorato alla Cultura di Parma in qualità di organizzatore della Stagione di Prosa al Teatro Regio e inventore di ogni progetto culturale attuato dagli anni 1970 ai '90. Esempio eclatante, il Festival di Marionette e Burattini che ha reso Parma uno dei fondamentali punti di riferimento del teatro di figura a livello internazionale, e l'invenzione di qualche ora di teatro (reso perciò vera e propria esperienza didattica) in tutte le scuole primarie e secondarie della città, a cui egli stesso partecipò come insegnante realizzando innumerevoli saggi di fine anno. Chi ha conosciuto Stefania Cavazzon e Giorgio Belledi ben sa della loro complicità, complementarietà e necessità l’uno dell’altra nella vita quotidiana e nella vita artistica; regista teatrale lui, poeta lei. Stefania ha raccolto la testimonianza di tutto il lavoro del marito, quell’arricchimento culturale oggi impensabile non solo a Parma, che Giorgio aveva attuato durante tutto il suo mandato; l'ha documentato in un libro intitolato “I sogni di Bloom” in cui compaiono anche la riduzione teatrale dell'Ulisse di Joyce vergata da Giorgio e gli interventi di collaboratori, amici, assessori, specialisti in vari campi del sapere. Tutto il materiale raccolto arricchisce oggi l'Archivio dedicato a Belledi, presso la “Casa della Musica” di Parma. L’importanza di questa documentazione è stata subito compresa da una studentessa in Lettere e Archivistica che ne ha fatto oggetto della sua tesi di laurea. Di più; Stefania, inscindibilmente da sé, è poeta, e dunque ha tradotto in poesia i momenti drammatici, quelli della malattia e dell’assenza; dopo Canto ad Personam e Alkahest, con Deflusso l'autrice elabora il dramma di quel lutto. A questo proposito porto ancora i ringraziamenti di Stefania a Renata per la bella prefazione a quest'ultima raccolta. Troveremo presto il modo per presentare il libro anche qui a Udine.
Di altra natura è il patrimonio che Giovanni Cavazzon ci ha lasciato, gran parte del quale conservato tra le pareti di collezionisti e chi si è fatto ritrarre da lui; altri quadri sono di dominio pubblico, come esempi di Arte Sacra che si trovano nel Santuario Santa Maria della Pace di Marzolara, in provincia di Parma; queste tre grandi pale d’altare sono opere giovanili in cui già si legge la maestria e l’inventiva nel Museo Diocesano Santa Apollonia di Venezia, opera più recente, tipicamente cavazzoniana al Sacrario Militare di Redipuglia; i muri rappresentano la storia di questi Santi, cioè la nostra storia; a Gorizia il ritratto del sindaco Vittorio Brancati. In città potrete trovare le sue opere al Teatro Giovanni da Udine e presso la Prefettura (i cinque quadri sono stati molto bene descritti dai giovani ciceroni durante queste ultime giornate del FAI), o in pareti dipinte in due diversi civici di via Cosattini: una polena con sestante e tre ninfe dei boschi attorno ad una colonna. Sono tutte opere che risentono della sua formazione. Era maestro d’arte in Scenografia.
Inscindibilmente da sé, Giovanni era pittóre. Aveva disegnato e dipinto così tanto che nemmeno la sua memoria riusciva a contenere tutto il lavoro fatto; così avevamo cominciato a mettervi ordine catalogando ogni immagine possibile. Per tanto tempo Giovanni, per la modestia di cui ho detto, non aveva ritenuto necessario documentare l’arte che produceva; dunque molti dei sui lavori esistono, ma non sappiamo né quali, né dove. Non importa; diceva che, così come sue figlie, anche i quadri dovevano avere vita propria; non ne era il proprietario. Il primo volume che seguì questo riordino fu pubblicato all’inizio del 2024 col titolo “Omaggio a Gianbattista Tiepolo e alla vitalità”; contiene i “Cavalli” di cui abbiamo trovato traccia ed i commenti di Giovanni ad arricchirne la narrazione. Il genio creativo e la molteplicità dei soggetti e delle tecniche (principalmente olio, tempera acrilica, matita, inchiostro e pennino, pirografia) richiedevano un lavoro dettagliato; sono ventuno titoli pubblicati dalla Associazione Culturale Liciniana fondata dallo stesso Cavazzon. Per dare un’idea, fornisco alcuni numeri (studi compresi, spesso così raffinati da costituire essi stessi opere finite): 582 Ritratti (contando uno anche quelli di famiglia e i multipli); 192 Veneri e Apollo; 29 Sorelle mie (un polittico di 21 elementi e 8 studi finiti); 38 Arte Sacra; 433 Fióri, frutti, piante, animali, Finèstre, Muri, Pòrte; 110 Heliotropium e Dall’Eliconia alla Ferrari; e altri temi ancóra per un totale documentato di 1805 pezzi.
È stata recentemente conclusa la collana “Giovanni Cavazzon, pittore” con una “Opera omnia” in sette volumi che contengono quei 1805 documenti raccolti, anche dopo di lui. Con la consegna alle Biblioteche di Udine e Nazionali Centrali di Firenze e Roma, questo patrimonio è stato reso fruibile a tutti."
di Anna Pascolo

