"Inchiostro e pennino", Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze (3-24/10/2015)

Il Comitato Scientifico fu costituito da: Arnaldo Colasanti, Philippe Daverio, Maria Letizia Sebastiani
Discorso del m°Giovanni Cavazzon. Buon giorno, gentili signore e gentili signori. Innanzitutto desidero ringraziare tutti coloro che hanno parlato prima di me e tutti voi, per essere presenti a questo incontro. Un grazie particolare va agli amici che sono venuti dal Friuli. Debbo pensare che, se siete qui, è per la fascinazione con cui l’inchiostro ed il pennino ci sanno attrarre e coinvolgere.
Per quanto riguarda me, non vi è dubbio che questa non facile tecnica mi abbia rapito fin da quando frequentavo l’Accademia Paolo Toschi di Parma, dove scoprivo come l’impianto costruttivo di una qualsiasi opera di pittura o scultura, figurativa o anche astratta, non possa reggere con solidità senza le imprescindibili basi gettate dalle complesse regole imposte dal disegno.
Giovane pittore com’ero, ho provato una grande emozione nell’accorgermi di un fenomeno importantissimo: qualsiasi strumento venga usato per lasciare una traccia, esso diventa il prolungamento della mano; perciò la mano esegue il segno in modo diretto e schietto, non contaminato dal fare creativo; tanto più con l’inchiostro, che non permette di cancellare ed esige sicurezza e sincerità nel tratto.
Nel preparare questa mostra mi sono entusiasmato sempre più, forse contagiato dall’entusiasmo con cui rispondevano le persone e gli enti che andavo coinvolgendo, a partire dal Direttore Maria Letizia Sebastiani, che ha aggiunto valore a questa rassegna promuovendo incontri con le scuole.
Straordinario è il testimonial che – non per nulla – è detto “il signore delle penne”. Si tratta del dottor Gianfranco Aquila, presidente della Elmo e Montegrappa, che voglio ringraziare per le belle e sensibili parole. Oggi è qui rappresentato dal signor Ignazio Falco.
Si è poi formato un Comitato Scientifico con personalità di altissimo valore; ad Arnaldo Colasanti, Philippe Daverio e Maria Letizia Sebastiani va la mia profonda riconoscenza.
Così pure a tutte le istituzioni a cui è stata fatta domanda di patrocinio ed hanno dato il loro benestare: la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero per i Beni e Attività Culturali e del Turismo, le Regioni Toscana e Friuli Venezia Giulia, le Provincie, i Comuni e le Università di Firenze e Udine, nonché i Club Unesco di queste città, che – con mia grande gioia – partecipano anche attivamente all’iniziativa. A questo proposito, porto il saluto affettuoso della presidente del Club Unesco di Udine, la professoressa Renata Capria d'Aronco.
Di tutto rilievo è il Comitato d’Onore; esprimo la mia gratitudine al Ministro Franceschini, ai Presidenti delle Regioni Toscana e Friuli Venezia Giulia, e delle Provincie di Firenze e Udine, nonché ai sindaci e prefetti di queste città, ai rettori dei rispettivi Istituti Universitari ed ai presidenti dei due Club Unesco. Sono contento che l’elenco sia lungo, anche se rischio di tediarvi un poco.
Mi hanno toccato le parole usate dall’amico professor Franco Ferrarotti, il quale non può essere presente in quanto proprio pochi giorni fa è partito per gli Stati Uniti. Mi delega quindi a leggere il suo commento (il testo intero è sul volume "Inchiostro e pennino"). Ferrarotti ha argutamente sottolineato un particolare che riguarda la grafia con il pennino e che davvero non deve essere trascurato: il suono. Dice: “Sono un devoto figlio dell’oralità contadina. Non scrivo. Parlo con la carta. Il gracchiare del pennino è un continuo sussurro sincopato. Il segno nero sulla carta è mio, solo mio. Non è l’astratta, l’impersonale cifra di una conversazione. È il marchio di un individuo – unico, irripetibile, irriducibile ad altro, che per una volta passa su questo pianeta e lascia la sua orma indelebile.” Bellissimo!
E cito volentieri i nomi degli amici Lou Tarantino e Loris Trivillin per l’amore con cui hanno curato gli aspetti di loro responsabilità, cioè la traduzione e la fotografia.
Tre baci a mie figlie Monica e Caterina (che oggi non possono essere qui per loro importanti impegni) e a mia sorella Stefania per il costante affettuoso sostegno.
Un bacio a mia moglie Anna. Entrando nella splendida sala Galileo vedrete, al centro, un quadro a lei dedicato. Si intitola: Musa – aperta parentesi – te – chiusa parentesi. Va letto in friulano: “musate”. Vuol dire “brutta faccia”.
Sono grato al vice direttore Silvia Alessandri, al signor Alberto Martini e a tutto lo staff della Biblioteca per quanto si sono adoperati e si adopereranno per questa manifestazione.
Infine, quando l’ospite è una così gentile signora, quale è il Direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze – la dottoressa Maria Letizia Sebastiani – è consuetudine le si porga un omaggio floreale; io ho messo i fiori su questa tavola perché (e qui cito Leonardo da Vinci) “l’arte è perfino più bella della realtà, che con il tempo svanisce”.

