"La Dea blu, la Grande Madre (Knosso)" - Italian Secret, Casa degli artisti di Udine (20/1/2022)

La Dea blu "Grande Madre" (Knosso) di Giovanni Cavazzon (tecnica mista su tavola – composizione, cm.154x82, 2010)
In questa occasione il m° Giovanni Cavazzon propone un dialogo su alcune sue opere rappresentative, a partire da quella donata alla Associazione Lucina Savorgnan del Monte - Luigi da Porto.
Una delle prime creature divine concepite dall'uomo fu sicuramente la dea della fertilità, a cui venivano fatte offerte in cambio della fecondità del gruppo tribale e dei suoi mezzi di sostentamento. Per ogni popolo essa ha rappresentato la Dea Madre.
Il m° Giovanni Cavazzon, da sempre affascinato dalla cultura e dalla mitologia greca (noti sono i suoi cicli delle Veneri e delle Baccanti, le composizioni Apollo e Dafne, Paride e Afrodite per citare solo alcune delle opere da egli realizzate con questi riferimenti), è rimasto sedotto dal culto della Grande Madre fortemente sentito nella Creta minoica di cui rimangono importanti testimonianze nello splendido palazzo reale di Cnosso; vi si possono ammirare dipinti parietali di straordinaria bellezza, tra cui l’affresco detto delle Tre Dame in Blu. A tali divinità egli ha reso omaggio.
Quest'opera va inserita nel novero di quelle in cui «la novità, il rapporto con l’attualità, emergono dalla “presentazione” o, meglio, dalla “ambientazione” dell’opera. L’immagine viene inserita in una sorta di scatola lignea, o cassa d’imballaggio. L’allusione è al trasferimento dei capolavori del passato destinati a grandi mostre che attraggono l’isteria delle masse e il cui valore storico-estetico passa in secondo ordine rispetto al fattore-moda. La loro titolazione in calce richiama i caratteri usati dagli spedizionieri. I granelli di polistirolo ammassati lungo il lato inferiore del quadro ricordano le precauzioni usate per salvaguardare il tesoro. La qualità intrinseca non ha rilevanza. A tener banco è la garanzia d’autenticità.»
Knosso è stata per la prima volta presentata nel 2010 alla mostra “Madre”, presso La Castella di Motta di Livenza (TV).
In una apparente contraddizione di termini, anche davanti a quest'opera tornano alla mente le parole dell'autore: «Nella mia pittura non c’è niente di profano, è come una liturgia in cui sento spesso la parola verginità.»

