BELLEDI Giorgio – Giovanni Cavazzon, il linguaggio delle apparenze - tra mito, anima e corpo

Esponendo qui Limana (Belluno), Giovanni Cavazzon ha voluto offrire alla attenzione dei visitatori un aspetto importante della sua opera: un modus operandi, una ricerca affinata nel tempo, un uso del linguaggio pittorico, per giungere ad esprimere del corpo umano contemplato gli aspetti misteriosi, l’indicibile della corporalità, il gioco delle apparenze, anche psicologiche e, perché no, spirituali.

Il titolo vuole sintetizzare tutto questo: di fronte al corpo umano l’autore sceglie il linguaggio pittorico che più si addice alla sua apparenza. I ritratti di Cavazzon a volte si rifanno agli oli ottocenteschi quando vuole sottolinearne gli aspetti romantici, oppure al modernismo della pop art, o si vivacizzano con coloratissime e diafane tempere se i soggetti sono i bambini. Per non parlare della grafica, della pirografia con la sua secchezza e forza linguistica, o delle installazioni, teatrini del mito.

Dunque se abbiamo in questa mostra di uno stesso soggetto (il corpo umano) varie versioni linguistiche, non è per il divertissement di Giovanni Cavazzon o per evidenziare, sia pure con legittimo compiacimento, la propria abilità tecnica, ma per una più profonda esigenza etica ed estetica: il primo dovere di ogni autentico artista. Lo dico perché a volte sembra che le nuove generazioni di pittori tendano a dimenticare questa necessità morale o comunque l’appiccichino didascalicamente (magari con un titolo indovinato) al di fuori di ogni specifico pittorico. Non lo dimentica invece un maestro con cinquant’anni di professione come Giovanni Cavazzon.

Parma, ottobre 2008