SCHIAVONE Dom Sigismondo – Tre icone per il Sacrario Militare di Redipuglia.
Il 3 Maggio 1992, papa Giovanni Paolo II, durante la sua visita al Sacrario Militare di Redipuglia, affermava che esso “è ponte e porta aperta che congiunge il mondo latino con il mondo slavo”. A rendere tangibili le sue parole, si è dato vita a una serie di iniziative, che si sono incrociate con quelle della “Associazione umanità dentro la guerra”, nata dall’omonimo progetto didattico, ispirato dal memoriale di Ferdinando Pascolo, partigiano “Silla”. Nel venticinquesimo anniversario della visita di San Giovanni Paolo II al Sacello, sono stati nominati co-patroni e protettori della chiesa Regina Pacis i santi Giovanni Paolo II ed i patroni d’Europa, Cirillo con Metodio e Benedetto da Norcia. L’artista, Giovanni Cavazzon, ha accolto l’invito a rappresentare le istanze di questo importante progetto realizzando le effigi dei santi. Egli ha accettato volentieri, data la forza delle motivazioni, pur se il compito affidatogli non era certo dei più semplici, perché si è trattato di “abbracciare in un linguaggio contemporaneo secoli di storia della Chiesa e dell’umanità attraverso figure altamente rappresentative”. Ha perciò dipinto san Benedetto da Norcia e il riferimento alla sua Regola (V/VI secolo), i santi Cirillo con Metodio che nel IX secolo diffusero il Vangelo ai popoli slavi, e infine san Giovanni Paolo II, il primo papa slavo.
Si è recato, pellegrino, nell’Abbazia Benedettina di Praglia, con lo scopo di cogliere le vibrazioni e respirarne l’atmosfera spirituale. Un Monaco ha prestato il volto per San Benedetto. Non uno stereotipo dunque, ma un essere vivo che ha assunto in sé quell’originario messaggio di fede.
Cirillo e Metodio erano fratelli; i volti che li rappresentano appartengono proprio a due fratelli, entrambi promotori della cultura di pace. Nel rispetto della storia di questi Santi, il maestro ha eseguito l’opera interiorizzando la tipicità dell’arte bizantina. I volti, i gesti, gli abiti sono volumi metaforici di una condizione a noi oggi inconoscibile e le pennellate suggeriscono, piuttosto che affermare. Cirillo ha in mano un cartiglio che, in slavo ecclesiastico, chiama tutti a Redipuglia, ora luogo di Pace.
Per dipingere San Giovanni Paolo II, il pittore ha richiamato alla mente la sua esperienza emotiva, quando il 16 ottobre 1978 vide questo giovane pontefice prendersi carico della Chiesa; poi lo seguì nel suo apostolato: l’attentato, le malattie, le encicliche, le lotte per la pace e l’unità dei credenti. Dall’ampia documentazione fotografica ha scelto un gesto che a sé accoglie e da sé irraggia la benedizione. Nella tavola che lo rappresenta è rivolta all’attualità la folla che egli ha sollecitato, l’anima di Berlino, della Germania divisa che si riunisce. È l’anima del mondo cattolico, di tutti i fedeli, di tutte le patrie, di tutte le fedi; è la moltitudine indistinta che scavalca e abbatte i terribili muri dell’ostracismo. Se la moltitudine sa abbattere i muri delle ideologie, vediamo, nella tavola di san Benedetto, il risultato della guerra: l’annientamento spietato di vite, di pensieri, di opere rappresentato dai resti, dopo il bombardamento del 1944, dell’Abbazia di Montecassino, celebre per la sua biblioteca, culla della lingua e della letteratura italiana. Quanta attualità in queste immagini!
È con il dialogo che Cirillo e Metodio hanno portato la loro professione di fede. Dalla chiesa di Costantinopoli partirono e diffusero la parola di Dio. La pittura, con cui Cavazzon ha rappresentato questa immagine, è come un rispettoso gioco. La chiesa di Santa Sofia è una specie di figura ritagliata, in un moto di inquietudine fiabesca a sottolinearne la spiritualità. La stessa inquietudine che egli ci dice di aver provato nell’eseguire questo ciclo pittorico. È l’inquietudine della poesia da cui traspare la storia di questi santi. È l’essenza di ciò che essi hanno rappresentato nella loro vita, ora inserita in finestre che si aprono verso la luce.
In ognuna delle tavole è presente il simbolo della “Associazione umanità dentro la guerra” con i segni che ne identificano l’ispirazione e che sintetizzano questo luogo: le tre croci, quasi cavalli di frisia, deturpate dall’orribile filo spinato su un freddo fondo grigio; il libro d’oro dei caduti che racchiude un rametto d’ulivo sul colore azzurro della “Regina Pacis” cui è dedicata la chiesa che sta alla sommità del Sacrario.
A continuare le iniziative, è stato avviato un pellegrinaggio che, anche in territorio sloveno, toccherà una chiesa, un tempio, una cattedrale, un duomo, un monastero, un’abbazia, un santuario e una basilica. In un gemellaggio ideale con il Sacrario vengono mostrati gli studi per le icone, in grandezza al vero.
Redipuglia, maggio 2017

