SCHIAVONE Dom Sigismondo – “Ultima Cena” di Giovanni Cavazzon

Prima lettera ai Corinzi 11:23-26

«Io ho ricevuto dal Signore quello che vi ho trasmesso; cioè, che il Signore Gesù nella notte in cui fu tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete in memoria di me. Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga”.»

Mi viene offerta l’opportunità di commentare l’ultima cena di Cristo, secondo la visione del maestro Giovanni Cavazzon, opera d’arte concepita dall’anima aperta dell’autore alla ricerca dell’Assoluto.

Le cose che emergono chiare allo sguardo attento di chi incontra la scena sacra è innanzitutto il Cristo nel momento di istituire la nuova Pasqua nel sacramento dell’eucaristia.

Si nota subito che egli è a torso nudo perché è nello stesso istante ALTARE, AGNELLO PASQUALE E SACERDOTE del nuovo banchetto, dove si dona come cibo e come bevanda nella sua carne e nel suo sangue; come pontefice della nuova ed eterna alleanza celebra il MISTERIUM FIDEI.

Tommaso d’Aquino fissa questo medesimo istante nell’inno del PANGE LINGUA: IN SUPREMAE NOCTE COENAE RECUMBENS CUM FRATRIBUS, OBSERVATA LEGE PLENE CIBIS IN LEGALIBUS, CIBUM TURBAE DUODENAE SE DAT SUIS MANIBUS. VERBUM CARO, PANEM VERUM VERBO CARNEM EFFICIT: FITQUE SANGUIS CHRISTI MERUM.

Redipuglia, dicembre 2024