CAVAZZON Stefania – Le Muse di Giovanni Cavazzon
Si coglie con immediatezza il senso giocoso dell'insieme, la complice, corale gaiezza di deità che guardano ai talenti terreni, ai nostri sogni, con ironia leggera e pietosa. Queste dee si atteggiano, per offrire alle nostre aspirazioni una seria ragione che forse così seria non è, ma che solo così seriamente può e deve essere vissuta. Sono immagini curiose, di raro, raffinato carisma, come se stavolta la rappresentazione non fosse opera degli umani tesi a raffigurare gli dei a propria immagine e somiglianza, a interpretare le proprie idealità quale dono divino, ma, al contrario, come fossero gli dei stessi ad adattarsi a noi per gratificarci. L'esuberanza statuaria di queste muse che sottintendono a un coro di “terribili” sorrisi, con un’eleganza rinascimentale o illuminista, pervasa di moderna nonchalance, indica senza venia un destino umano buio e indecifrabile, una sorte incomprensibile per quei linguaggi assorti e caduchi che creano forme immortali.

