CRIVELLARI Antonio - Giovanni Cavazzon. Un raffinato maestro del segno.

Ci sono diversi motivi, che poi si convogliano in uno unico senso, per scrivere l’articolo su un artista: proposito di analizzarlo, di descriverlo, di delineare il suo percorso espressivo, di tracciare tratti interessanti della sua vita. In questo caso, oltre a rendere omaggio al magistrale pittore, e al grande esperto di incisione che è Giovanni Cavazzon, considerato un eccellente ritrattista di altissimo profilo e mirabile maestria, protagonista in tutto il Friuli e oltre di una raffinatezza ed eleganza abbinate a una rara delicatezza nel suo tratto segnico, redigo questo testo per salutarlo onorandole la memoria, considerata la sua recente scomparsa.

Nonostante mancasse tra noi una fitta frequentazione per motivi logistici, avevamo un ottimo rapporto manifestato mediante la genuinità, la sincerità, e l’esternazione spontanea di pensieri e considerazioni in ambito artistico, che ci coinvolgevano emotivamente. Giovanni ha sempre dimostrato una forte personalità, e uno spirito di lealtà, un amico determinato nelle scelte con un carattere saldo, ma contemporaneamente  duttile nelle manifestazioni d’affetto, che sprigionava simpatia e gaiezza nello scambio dialogico. Invidiabile conoscitore della tecnica ma non succube d’essa, anzi tutt’altro che imbrigliato dai codici accademici, riusciva ad essere rigoroso e al contempo libero. Aspetto questo non facile a gestire né a riscontrare in molti artisti.

Diplomatosi Maestro d’Arte in Scenotecnica presso l’Accademia Toschi di Parma, è in Friuli dal 1967, dove svolse la sua attività artistica coniugandola con la passione per l’insegnamento. La sua formazione rigorosa con il suo approccio intensivo e selettivo ha plasmato una visione artistica, che intreccia tradizione e innovazione. La sua disciplina madre, la scenografia, viene da lui interpretata collocandola in una dimensione che, non limitandosi alla mera rappresentazione, esplora le profonde interazioni tra l’essenza e l’apparenza, riprendendo la tradizione delle pittura figurativa e rinnovandone il significato, Calandosi pertanto nel dialogo tra linguaggio figurativo con sfondi e inclusioni astratte o materiche, egli sfocia nel dialogo tra passato e presente sino a raggiungerne l’ambito di un messaggio umano e sociale. Da qui la sua contemporaneità espressiva.

Nella ritrattistica esprime efficacemente la capacità di trasportare il disegno nella pittura, sempre con esiti che non possiamo che definire “cavazzoniani”, anche grazie alla nominata formazione di scenografo, come egli sempre sottolinea. Attraverso gli occhi o un dettaglio, Giovanni pone lo spettatore in relazione sia con la persona che con il personaggio. Dall’archivio di Cavazzon emergono esempi di studio e di partecipazione a tutte le correnti culturali e figurative dagli anni Settanta in poi e soprattutto del personale superamento delle stesse; ha fatto innumerevoli esperienze con straordinario talento delle mani; egli non solo è pittore, ma anche è disegnatore di rarissima capacità. Sarebbe lungo elencare i temi trattati e le tecniche adoperate, sempre con esiti “alti”. Ha consapevolmente messo in contatto l’aspetto artigianale del suo lavoro con la sua capacità artistica fino a portare l’astrattismo nelle figura, facendo così nascere un “neo-figurativismo” che porta la figura oltre se stessa. È stato scritto molto sul ciclo dedicato alle ‘Veneri’, assai di meno si è detto delle sue figure maschili, che tuttavia non mancano. Sono mondi diversi, quelli rappresentati; ciò che seduce il pittore nella donna è lo sguardo, il volto, l’acconciatura, la morbidezza delle forme anche quando si tratta di atlete, che mai perdono l’armonia del corpo. Dell’uomo egli ricerca l’espressione virile che si esalta nella muscolatura marcata da torsioni e pose atletiche, più intriganti e stimolanti per il disegnatore. Quale sia il motivo interiore che si cela, in questi disegni, non è dato sapere, ma forse va ricercato nel mito, in un mito che non si vuole svelare. Interessante, dunque, questa rassegna di figure maschili, che in ‘Paride e Afrodite’ e ‘Apollo e Dafne’ diventano quasi comparse; sembrerebbero attori di minor rilievo rispetto alle loro compagne nelle ‘pièces’ che stanno rappresentando; tuttavia sono molto presenti e ben caratterizzati. Apollo è il dio della musica, delle arti mediche, delle scienze, dell’intelletto e della profezia; egli è colui che guida il carro del Sole. Nel ciclo ‘Il volto di Apollo’, Cavazzon ricerca l’espressione maschile nella struttura fisica, nell’identità del corpo e nelle posture ginniche, ma con un particolare inedito; Apollo non ha volto. Il motivo di questa assenza non è stato dall’artista svelato. A tale proposito tra le carte a lui care c’è una breve lettera di Claudio Magris che così recita: “Caro Giovanni, lo sai che ti invidio – invidio la sublime leggerezza schietta dell’inchiostro e del pennino che tramano figure (che volto quell’Apollo!). Tanti complimenti, con amicizia”.

Delle tante sue importanti rassegne, quella che maggiormente ne coglie i tratti del carattere è ‘Inchiostro e pennino – itinerario tra le biblioteche’, richiesta, come evento ospite, dall’Università di Urbino. Si tratta di un percorso avviato alla Nazionale Centrale di Firenze nel 2015 (con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri – comitato scientifico A.Colasanti, P.Daverio, M.L.Sebastiani), giunto anche alla Palatina di Parma e all’Angelica di Roma. Dalla critica è stato definito “cittadino del mondo per profondità e conoscenza dei sentimenti umani”, aspetti che si colgono sia nella forza del colore, sia nell’estrema precisione con cui appunta sulla tela la figura umana con le passioni e l’ambiente che la circonda. Con questo spirito ha ritratto, tra moltissime personalità, Paola Borboni, Nilla Pizzi, Carla Fracci e altri ancora. Nell’inedito ciclo “Le Muse”, ha come testimonial Claudio Magris, Franco Ferrarotti, Samantha Cristoforetti, solo per citarne alcuni.

Tra le opere di Arte Sacra si ricordano: ‘Ultima Cena’ (Museo Diocesano Santa Apollonia in Venezia), ‘Battesimo di Gesù’, ‘Crocefissione’, ‘Trinità’ (Santuario di Marzolara – PR), il ‘Ritratto di Papa Giovanni XXIII’ (collezione privata). In occasione del XXV anniversario della visita di Papa Giovanni Paolo II presso il Sacrario Militare di Redipuglia egli ha realizzato tre tavole, rese sacre, rappresentanti i patroni d’Europa ‘Santi Cirillo e Metodio’, ‘San Benedetto da Norcia’ e lo stesso ‘San Giovanni Paolo II’, avviando un gemellaggio spirituale con il Sacrario tramite un pellegrinaggio presso Istituti Religiosi in cui vengono mostrati gli studi in grandezza al vero.