CAVAZZON Giovanni – Pindaro e Pandora
Ho conosciuto il professor Bruno Gentili, filologo e grecista italiano di fama internazionale grazie ad un amico comune, Franco Ferrarotti, “Visiting Professor" presso molte università europee e nordamericane, nonché in Russia, Giappone e America Latina.
Andai a trovarlo durante un viaggio a Roma e gli donai una mia monografia. Era il 2013 e nonostante Bruno fosse nato quasi un secolo prima, nel 1915, conservava una mente splendida e il colloquio con lui e sua moglie Franca fu piacevole ed arricchente. Il mattino seguente mi chiamò, sapeva che ero in partenza, ma mi chiedeva se potevo passare da lui. Incuriosito, tornai a casa sua e mi sorprese con questa richiesta: “Professore”, disse, “forse lei è il pittore, il maestro che mi può accontentare. Per tutta la vita ho studiato Pindaro e per tutta la vita ho sognato di poter vedere il momento in cui ‘a quanto si dice, Pindaro una volta andò a caccia sull’Elicona e, affaticato, si addormentò; in quella un’ape gli si posò sulla bocca e vi depose il miele’. Ecco, se non chiedo troppo, potrebbe dipingere questo momento?”
Bè, davvero non me l’aspettavo… Né avevo mai pensato di affrontare questo soggetto; tuttavia Bruno mi colpì per il modo accorato, per l’amore che dimostrava verso quel mondo antico che anche per me è fonte di ispirazione continua.
Conosciamo il volto del poeta Pindaro dalla copia romana del 130-140 d.C. di un busto originale greco della metà del V secolo a.C. della Collezione Farnese in mostra al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ma non volli fargli il ritratto.
Ispirato alla mitologia ho cercato un modello che rispettasse i canoni classici, ma che fosse un uomo contemporaneo, per attualizzare il mito e renderlo a noi fruibile.
Lavorai su una tavola di due metri; poi, non potendo portarla fino a Roma, per Bruno e Franca realizzai un bozzetto in scala. Ho l’orgoglio di aver accontentato tale studioso ed egli ha risposto al mio dono con un commento autografo.
Creata da Efesto, il dio del fuoco, Pandora ricevette in dono da Zeus un vaso che aveva ordine di tenere sempre con sé, ma chiuso. Pandora, vinta da curiosità, lo aprì e da esso se ne uscirono la vecchia, la malattia, la gelosia, il dolore, il vizio e la pazzia, tutti quei mali che da allora ci affliggono. Fece in tempo a non far scappare la speranza. È una storia bellissima.
Per qualche ragione, sempre nel 2013, incontrai uno sguardo che me la suggerì.
Pandora per me rappresenta il desiderio, quindi la speranza, che il sacrificio di noi uomini e donne compiamo quotidianamente, non vada disperso.
Per le parole che vollero indirizzarmi dopo aver visto la mia Pandora (anche in questo caso tempera acrilica su tavola di cm.200x100), ringrazio l’amica Maria Letizia Sebastiani, che conobbi quando era alla Direzione della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ed il critico milanese Eraldo di Vita che ospitò una mia mostra virtuale che allora “batté tutti i record” di visualizzazioni. Ringrazio anche Stefania.
Udine, luglio 2024

