DE STEFANO Domenico – Fra i ritratti e le vedute nelle pitture miste eseguite da Giovanni Cavazzon. Dolci sfumature su volti e campi
Giovanni Cavazzon è presente da circa trent’anni nel panorama artistico. Finora egli è conosciuto soprattutto per i ritratti di personaggi spesso illustri, opere che nascono dalla sua esigenza di stabilire un rapporto più intimo con l’uomo.
In essi tecnicamente Cavazzon rivela sempre la piena padronanza del mezzo, a creare morbidi effetti luministici e delicate trasparenze attraverso un sapiente e delicato gioco della velatura, resa con sottili strati di olio di lino molto diluito, oppure con l’inchiostro da stampa (più raro l’uso della matita). L’artista sa delicatamente e dolcemente sfumare gli elementi dell’immagine, realizzare effetti di eleganza utilizzando sottilissimi pennelli attraverso i quali tratteggia le forme della figura, variando l’intensità e il tipo di tratto, l’addensamento dei segni e la pressione sul mezzo. Alle radici di questa ricerca c’è la sua giovanile attività di scenografo, che egli eredita nella sua pittura e nel disegno per l’attenzione rigorosa ai fenomeni luminosi, all’evanescenza o alla solarità della luce, così da realizzare figure che non risultano mai semplici copie dal vero, ma sembrano silenziosamente dissolversi come fantasmi: alla fine in esse emerge sempre in primo piano l’espressività dello sguardo che rivela lo scavo psicologico del soggetto da parte dell’autore e che fa da contrappunto al peso del bianco del foglio o della tavola. A volte lo stesso soggetto viene sdoppiato per porgere la figura in più sfaccettature, proprio come se fosse un personaggio teatrale. Spesso in queste opere si può leggere un atteggiamento di sottile ironia (o di autoironia). La produzione più recente di Cavazzon si è concentrata su composizioni acriliche con rari interventi dell’olio, di girasoli e viti realizzati su tavola o su carta. L’artista utilizza sempre le velature a fondamento delle propria opera pittorica, ma ora amplia il suo gesto diventato veloce, immediato, e le cromie sono intense e vibranti, dotate di quella luminosità tipica della pittura acrilica. Grazie alla sovrapposizione di vari strati di colori, il dipinto definitivo è vivace, di immediato impatto visivo, ricco di trame, di riflessi prodotti dalla luce sulla superficie e di vaporosità in cui i contorni tendono a sfumare. Nelle sue ultime tavole (1997) gli sfondi (muri e imprecisi orizzonti) sembrano geometricamente disporsi in campiture spesso mosse e cangianti per gli effetti della luce, composte di colori tra loro contrastanti che si esaltano vicendevolmente; su di essi emergono in primo piano composizioni di girasoli e di viti che vibrano e pullulano nella loro dimensione lirica, gioiosa, vitalistica, avvolti nella ricchezza di azzurri, rossi, gialli, verdi, grigi e neri che si accendono e spengono, mutevoli nelle loro molteplici gradazioni cromatiche e tonali dagli esaltanti ritmi di contrappunto. Ne risulta alla fine un’opera di forte impatto visivo, vivace e sempre dominata da Cavazzon nel suo vitalismo cromatico e luministco.

