LIONE Domenico – Via Pracchiuso 16. Passato e presente
Il complesso architettonico che oggi ospita la Prefettura di Udine fu costruito nella seconda metà del Seicento per ospitare il Terzo Ordine femminile dei Servi di Maria. Di certo esisteva nel 1689, quando la donazione di un fondo consentì alle monache di allargare la loro dimora e unificarla alla attigua chiesa di San Valentino.
Dopo varie e intriganti vicende, anche il monastero delle monache della Beata Vergine dei Sette Dolori subì il decreto napoleonico dell’8 giugno 1805 “sull’organizzazione del Clero secolare, regolare e delle monache”; molti ordini religiosi, confraternite e aggregazioni laiche di Udine furono soppressi o aggregati e i loro beni demanializzati a scopo civile e militare. Le Terziarie “ebbero solo tre ore di tempo per evacuare il convento”, rimanendo così sprovviste di tutto. Nonostante le promesse, non rientrarono mai nel monastero. Gli austriaci, subentrati all’occupazione francese, destinarono parte dell’edificio a caserma e parte a ospedale militare sin dal 1828; dopo circa un ventennio la struttura fu interamente adibita al ricovero dei soldati anche con l’avvicendarsi del governo italiano con l’annessione del Friuli al Regno d’Italia del 1866.
Durante il primo conflitto mondiale, l’Ospedale divenne base operativa della Direzione della Sanità della II Armata e punto di riferimento della zona di guerra di quest’ultima; nel corso del secondo conflitto mondiale si distinse per gli interventi effettuati nel reparto di chirurgia. Dopo l’Armistizio i soldati italiani vennero trasferiti per far posto a una struttura sanitaria nazista fino al 30 aprile 1945.
Nel secondo dopoguerra e fino al 2004, l’Ospedale militare fu sede per la visita medica del servizio di leva divenendo un punto di osservazione per l’analisi del mondo giovanile. All’indomani del terremoto del Friuli del 6 maggio 1976, vi si stabilì il Centro Operativo per il soccorso delle zone colpite; tale funzione si svolse nonostante i danneggiamenti causati dal sisma di settembre dello stesso anno. Nel 2006 l’Ospedale militare di Udine venne chiuso e qui si avvicendarono diversi Comandi militari, fino al definitivo trasferimento del comprensorio al demanio civile.
Dopo anni di abbandono seguiti da una accurata ristrutturazione, l’antico chiostro torna a rianimarsi in tutta la sua delicata bellezza per accogliere la Prefettura di Udine, una istituzione che vuole aprirsi alla cittadinanza e mostrare sia i propri cimeli, quali la scrivania che fu di Quintino Sella, il primo Prefetto di Udine, sia accogliere opere contemporanee grazie alla collaborazione di artisti.
Oggi la Prefettura si arricchisce del lavoro del m° Giovanni Cavazzon, il quale ha ben compreso il valore storico dell’edificio e il senso dell’Ufficio territoriale del governo e ne ha interpretato il significato con quadri di alto valore simbolico. Trincea, Droga, Bandiera e mascherone in via Mantica e i Primi studi per ritratto di famiglia. Una riuscita sintesi della storia dell’edificio, dell’impegno delle Forze dell’Ordine, un omaggio alla bandiera e alla città e infine i volti di due cittadini che ci hanno rappresentati nel mondo esprimendo i valori più alti della nostra cultura, l’ètoile Carla Fracci e il suo consorte, il regista Beppe Menegatti. Essi tuttavia incarnano anche un altro alto valore, quello della famiglia, raffigurati come sono insieme ai loro nipotini. Un sentito ringraziamento va, dunque, al m° Giovanni Cavazzon per gli spunti di riflessioni a cui le sue opere inducono.

