PASCOLO Anna - Età terza

La legge n. 159 del 31 luglio 2005 ha istituito “La Festa dei Nonni” che celebriamo il 2 ottobre, data che coincide con la festività cattolica degli Angeli Custodi.

Ricordo che mio padre (era nato nel 1919) un giorno mi disse che si era spiacevolmente sorpreso nel vedere un uomo spingere la carrozzina del figlioletto; ai suoi tempi, la faccenda era un’esclusiva delle mamme. Mi disse che lui, una carrozzina, non l’avrebbe mai spinta; non sarebbe stato “etico”. Fu addirittura sconcertato quando vide un nonno “passeggiare col passeggino”. Allora lo fermò, per scambiare due chiacchiere. L’altro, più giovane, sentendosi un poco a disagio rispose: “Eh… mi tocca… mia figlia lavora… mia moglie si sta occupando dell’altra nipote e anche di tutto il resto. Mi tocca.”

Era l’alba di un mutamento demografico e sociale. Le donne che lavorano, i nonni pensionati, ben attivi. Poi la vita che si allunga. Un’età terza, insomma.

Da festeggiare? Pare di sì. Senz’altro per togliere dal disagio, anzi dare un valore sociale (non solo familiare) a quel nonno che aveva detto: “Mi tocca”. Oramai sarà bis-nonno.

Che i nonni si rivelino indispensabili alla cura dei bambini lo vediamo quotidianamente. Nonni in buona salute ci tengono a questo nuovo ruolo di angeli custodi; magari sono le stesse persone che per motivi di lavoro non hanno potuto accudire pienamente i loro figli e dunque trovano nei nipoti nuova linfa, nuova vita. Vedono il futuro.

Per estensione, la giornata vuole prestare attenzione a tutti i “nonni”, anche quelli che genitori o nonni non li sono, ma che comunque hanno raggiunto, più o meno in forma, questa età. Età terza. Qualcuno l’accetta volentieri; qualcuno la considera nemica; qualcuno non ne ha nemmeno coscienza. Una “terza”, insomma, talvolta incomoda.

A questa età terza Giovanni Cavazzon aveva prestato attenzione e dedicato alcuni ritratti e opere. Durante un viaggio in provincia di Matera incontrò tre persone a Ferrandina. Un pescatore e le sue sorelle se ne stavano seduti, davanti all’uscio di casa; in silenzio. Guardavano oltre. Oltre il mare, oltre la vita. Oltre il tempo, prima del tempo. Ritrasse ogni ruga, ogni sfumatura, ogni pensiero.

Fece il ritratto a Paolina; amorevolmente accudita dalle tre generazioni che seguivano, la vedeva sempre seduta accanto al caminetto. Forse anche per questo scelse la tecnica della pirografia. La sua mano straordinaria, che sapeva usare il fuoco per disegnare la delicata pelle delle Baccanti, questa volta incideva sul legno ogni ruga, ogni sfumatura, ogni pensiero.

Un’ottantasettenne Gina Roma disse: “Sì Giovanni, di te mi fido” e si lasciò ritrarre. Cavazzon ne espresse la senile bellezza e la gioiosa creatività. Poi lei ebbe a chiedergli di esporre quell’opera in ogni occasione, perché “è così che voglio essere ricordata”.

Paola Borboni aveva novantaquattro anni quando Cavazzon la ritrasse. Da grande artista qual era, gli propose diverse immagini di sé, pensosa, drammatica o civettuola nel mostrargli i suoi gioielli. Lui le fece diversi ritratti, uno dei quali fu rubato; si parlò di uno dei suoi capocomici.

Nell’Inverno una donna si curva, tornando alla terra. Ma lo sguardo è consapevole, presente, acuto. Quasi di sfida. Per l’osservatore è una sfida capire chi lei stia sfidando.

Di alcune edizioni del Congresso Nazionale Gruppo Italiano Demenze di Trieste disegnò le istanze. Uno sguardo perduto. La cura. L’amore.

L’amore era la cifra stilistica di Cavazzon.

Nel riordinare il suo lavoro, sono stati rintracciati alcuni disegni dedicati a questa età terza; il dettaglio di un questi è in copertina. Ma il vero omaggio alla famiglia è di certo rappresentato dal ritratto di due enormi portabandiera della cultura e dell’Italia migliore insieme ai loro nipotini: i nonni sono l’étoile Carla Fracci e il regista Beppe Menegatti.