BUTTAZZONI Arrigo – La bellezza e l’amore

Ha antiche origini “Venere” ed è la Dea della bellezza e dell’amore. È l’amore espresso nella forma fisica, nel desiderio; il piacere dei sensi prima di assumere la completezza dell’unità animica. Si allieta donando il desiderio agli uomini che non le oppongono resistenza. Fin dalla sua comparsa è stato un punto forte per gli stimoli creativi di molti pittori e scultori, poeti e musici. Una tematica celebrata in innumerevoli varianti, con soluzioni estetiche di altissimo valore.

L’amico Giovanni Cavazzon ha un doppio merito. Il primo è nel sostenere ottimamente il confronto estetico/narrativo con artisti del passato di gran calibro; l’altro e molto importante aspetto è quello del risultato. Giovanni Cavazzon ha scavato dentro se stesso in profondità, “trovando” e portando fuori nuovi ed originali modi di rappresentazione, i quali non sarebbero tali senza un apporto tecnico che non concede compromessi.

Il maestro ha la capacità di rendere l’effetto finale “compiuto” con pochi e sapienti segni fino a una stesura del colore complessa di particolari e perfetta nel suo insieme. Aggiungo capacità “rarissima” di questi tempi.

Le sue “Veneri” trasmettono sensazioni innovative dettate dal cogliere l’evoluzione della figura femminile nel rapporto con la quotidianità ed il tempo in cui viviamo. Hanno il pregio di isolare il tempo rendendolo ieratico, esternano un senso plastico da quarta dimensione, dove sfumano in immagini di misteri svelati.

“Svelano” la memoria nella rinascita delle sensazioni dell’esistere. Sono anche, a ben guardare, fiori di immensa bellezza, donne e madri che specchiano nei loro occhi il loro destino; consapevoli di un ruolo inevitabile.

Moruzzo, aprile 2002