CAVAZZON Stefania - Arianna e il fratellino
Da un anno circa, Giovanni mi ripeteva al telefono che si era arenato nell'eseguire il ritratto ad una ragazzina. Cercavo ogni volta di incoraggiarlo, ma mi stupivo che nonostante l'età avanzata e la sua artropatia, tale da non reggersi al meglio sulle gambe o da non essere in grado di gestire mano e polso destro, potesse conservare immutata la sua straordinaria spinta progettuale.
Seppi inoltre che i ritratti commissionati erano due: fratello e sorella.
Pare però che per il ritrattista la raffigurazione del ragazzino fosse un compito più lieve. La sorella, Arianna, all'atto di visionare uno studio preparatorio dell'opera, generosamente offerto come 'antipasto', pare abbia sollevato qualche obiezione; così accadde che il pittore ebbe un blocco.
Troppo sensibile? Forse. È che esisteva un legame antico con la famiglia dei due bimbi e non si voleva deludere estimatori così affezionati. L'artista aveva prodotto negli anni dipinti di pregio per e con quegli amici: uno del 1979, che partecipò, insieme a molti altri ritratti dell'autore, ad una mostra al Castello Sforzesco di Milano, dove compaiono in intimo gruppo Enzo, la moglie Luciana e i tre figli, Andrea, Leonardo e Carlo dei quali furono eseguiti dal pittore tre studi a carboncino su carta; un altro con la sola testa espressiva del cavallo Korrado, molto amato da tutti loro; del 2007 sono i duplici ritratti di Giovanni e Alessandro, figli di Andrea, l’altro quadro che ho avuto il piacere di visionare è del 2016 e ritrae amabilmente Luca, figlio di Leonardo; i tre sono cugini di Arianna.
Emozioni che annullano tempo e spazio, fissandosi sulla tela e concentrando, per una passabile eternità, fisionomie e personalità destinate a scomparire.
Nei pressi del Natale si ruppe comunque il sortilegio e Giovanni consegnò entrambi i quadri.
Ho qui davanti le foto. Anna ha l'onere di inviarmi una campionatura ogni volta in cui mio fratello termina un suo progetto ed ella esegue il compito sempre con grazia e sollecitudine, come se io appartenessi alla “estimatissima compagnia dei Brandi, Daverio, Sgarbi”. In realtà, pur non essendo addetta ai lavori, senza vanto o inutile modestia, confermo un certo occhio nel recepire ogni manifestazione talentuosa, a qualunque disciplina appartenga. Detto ciò, mi perdo nell'osservare le tavole in istantanea, rammaricandomi di non poterle 'assorbire' di persona. “La lontananza, sai, è come il vento...”, cantava Modugno, ma questo vento ha sospinto in un soffio, nel mio portatile, due autentiche perle rare:
1°) Arianna si mostra da un'apertura che potrebbe sembrare una finestra, ma non si vedono imposte e l'esterno è alle sue spalle, lo si può dedurre da un fondo di cielo, dal verde cespuglioso, da un ramo di magnolia in fiore, sporto dal nulla nell'azzurro alto, come vessillo di purezza. I colori della pubertà si concentrano in toni più intensi sull'abito, il volto, i capelli di lei, al centro contestuale del dipinto, tanto da far risaltare la sua fresca, misteriosa carnalità. Una Arianna giovanissima eppure ingombrante, nella sua timida caparbietà. Appoggiandosi all'astrattezza dello stipite con la mano destra, le cui prime dita distanziate dal palmo forano lo spazio al di qua della tela (soluzione pittorica davvero suggestiva), ella si volge a quell'interno ipotetico, verso l'osservatore, ma pare non si curi di scoprire chi egli sia o sarà. Il suo sguardo è perso in qualcosa di segreto che non vuole essere svelato, si concede solo il tempo utile per una posa distaccata, anche se il suo apparire indugia tra un “vorrei e non vorrei”[1]. Un sorriso da Monna Lisa fa presumere lieve ironia, tenue compiacimento, ma pure imbarazzo e velata insofferenza per chiunque fosse intenzionato a violare la sua privacy. Il pittore la coglie così, con rispetto e soggezione, con la pudica speranza che l'immagine ottenuta, ineludibile, non abbia a profanarla.
2°) Il fratellino è meno enigmatico, ma folgorante la sua educata, verde disponibilità. Una sorpresa divertente, l'essere dipinto, forse anche fonte di una qualche trepidazione. Ragazzo di buona famiglia, sensibilmente ben inquadrato nel contesto, in jeans e felpa sportiva di un blu eloquente. È felicemente seduto, si tralascia di evidenziare su cosa, contro l'intonaco di un probabile balcone o veranda. Il discorso dei muri asettici, usati per giochi di accademiche prospettive, è frequente in Cavazzon. Immagino questa scelta come una riedizione, neo-metafisica, a dimensione ridotta, dell'uso degli sfondi nel primo Rinascimento (vedi Beato Angelico). Qui allude a un habitat confortevole, civile, salutare (l'enorme kentia che trabocca da una sorta di alberato giardino interno), dove crescere è un privilegio. Il bambino ne è consapevole, grato, ed è riconoscente anche a colui che lo ritrae.
Pure se queste opere riguardano due fratelli con minimo scarto d'età, non vi sussiste conformità parentale. Accostarli significa scoprire personalità diverse, oltre alle differenze di genere e fisionomiche. Sorprende la facilità con cui Giovanni ha saputo sintetizzare, sorprende sempre la professionalità nell'artista, miracolo di indagine e fusione. E in entrambi i lavori poi, la mirabile scelta dei colori, sempre significanti, emblematici, con squisitezza di accostamenti e contrasti.
Forma e colore, svelamento e antifona, vuoto e pieno, si attuano nel costituire un'armonia stupefatta. I vari piani su cui il pittore agisce sono le faccette di un unico diamante che splende ogni volta dal buio dell'approssimazione.
Parma, 14 gennaio 2023
[1]dal Don Giovanni di Mozart

