CAVAZZON Stefania – Vite parallele “Prefazione”
Gli alberi ultimi (tutt’altro che “alberelli”) di Giovanni Cavazzon, nell’insieme ben radicati ed elegantemente eretti, anche in versione agreste o alpestre, ornamentali fra architetture rustiche o irresistibili notturni, porgono orditi inediti di fogliame e di tronchi. Sì, differiscono, catturano, come potente calamita, con pertinaci geometricità mentali o musicali, da un folto vegetale, ma all’infinito tesi in una cerca di altri geni, di verità allargate, mescolate. Sono alberi/suono, fenomeni pensanti.
Sostituiscono, laddove misteriosamente mancano, i campanili di ancestrali chiesette, ma ciò li proietta oltre, oltre la magnificenza di cattedrali e ziqqurat, così allignati alle elevatezze mistiche. Costituiscono un regno che si scosta dalla sua specifica immobilità, ne varca arditamente i limiti, pretende le alchimie dei neuroni. Vuole mostrare una sostanza quantica, un invito ad osservare dentro le forme, dentro un invisibile che pullula. Vuole tutte le (im)possibili vite. Tale protendersi, da quella viscerale inquietudine che cerca in sé o altrove il verde della perfezione, non reca alcuna nota di vanità. Tutt’altro. Giovanni edifica, in minimo spazio, creature mozzafiato. Il loro spasimo vitale è innocente e si esplica con estrema compostezza. Egli le accompagna con pietas paterna, fin dove il tratto può.
Parma, aprile 2022

