PASCOLO Anna – I voli di Giovanni Cavazzon
Il Maestro Giovanni Cavazzon ha usato la tecnica dell’incisione per vari soggetti, dal ritratto al paesaggio e non si è fatto mancare un Pappagallo, qui riprodotto nella sua copia d’autore.
È difficile che questo pittore si ripeta, perché con l’arte egli interpreta la vita che, in quanto tale, è costantemente diversa; diversi dunque i temi e il variare delle tecniche in funzione di ciò che va a rappresentare. Con il disegno o la pittura sublima le emozioni che gli eventi, personali o della cronaca, muovono nel suo animo. È questo il caso di Nido violato del 1998, un trittico di alta drammaticità resa con inchiostro da stampa. Una macchia rossa sottolinea il sacrificio di una madre per i suoi piccoli.
Nel 2002 una nascita; ecco arrivare sul balcone una scultura.
Egli ha poi ripreso il tema del volo soltanto diversi anni dopo, con stato d’animo contrastante, grazie alle cicogne. Il loro movimento è qualcosa che appartiene all’immaginario collettivo per l’eleganza e quella antichissima tradizione secondo cui questo uccello porta fortuna e soprattutto vita.
La cicogna bianca aveva da tempo smesso di nidificare in Italia, ma a Fagagna, nei pressi di Udine, è stata costituita l’Oasi naturalistica dei Quadris per reintrodurre questo splendido trampoliere. Una visita all’Oasi regala emozioni a non finire e il Maestro Giovanni Cavazzon non ha potuto restare insensibile alla fascinazione, tanto che dopo questi incontri ha realizzato con la tecnica dell’inchiostro e pennino alcuni disegni per fermare, in un ossimoro, tale bellezza. Alcune Cicogne sono state presentate nella rassegna itinerante svolta tra le maggiori biblioteche italiane[1].
Di certo le cicogne hanno portato questo disegnatore a grandi altezze e forse da lassù egli ha cominciato a prendere confidenza con gli altri abitanti del cielo e sempre da lassù ha composto una serie di immagini che rimandano a questo mondo alto, che non smette di indurci a curiosità e meraviglia. Ecco dunque un’aquila, un falco pellegrino … e una coppia di cornacchie grigie. Una sta su un ramo; ci guarda. Il suo sguardo ci cattura e ci rapisce rendendoci parte della sua essenza. Il nostro sguardo è poi attratto da un’altra cornacchia, in volo. Forse sta tornando al nido.
Noi, ormai,
siamo stati catturati
e ci troviamo a volare
nell’infinito azzurro
di un foglio bianco.
Tornando a terra possiamo osservare meglio. L’esperienza (artigianale) artistica del Maestro Cavazzon è giunta a livelli di virtuosismo; non che a questi esiti non siamo abituati, si veda ad esempio il Ritratto di Amato De Monte[2], dove l’artista muove il suo pennino su carta da acquarello. In queste Cornacchie grigie la grafica supera se stessa; i segni non restano isolati, freddi, ma con l’intersecarsi, modularsi in direzioni e pressioni diverse, con l’uso di diverse diluizioni e colorazioni dell’inchiostro, Cavazzon trasforma la grafica in pittura. Gli artigli incutono timore, il piumaggio morbido invita alla carezza.
Udine, novembre 2024
[1] Nella collana vedi “Inchiostro e pennino”
[2] Nella collana vedi “Nel volto quell’anima”

