Stefania CAVAZZON – il ritratto di Amato De Monte
Uno sguardo distratto (il mio primo - solo successivamente ho letto il testo di Anna Pascolo) e subito ho intuito che quell’immagine rifletteva un processo singolare: qualcosa di sfuggente e penetrante al tempo stesso, una puntuta intelligenza, oltre che scientifica, la quale non intende palesarsi ma che non sa rinunciare ad una sia pur breve indagine. Il ritratto è preso di sbieco, come se condizionato da un pudico, istintivo sottrarsi del soggetto, i cui occhi però hanno già colto l’essenza di chi li osserva. Gli occhi, quel piglio problematico, quella profondità inaudita, coronata dallo scompiglio dei capelli, da una serie di altri indizi che riconducono alla genialità einsteiniana. Tra ritrattista e modello, un rapido, intensissimo intendimento, talmente vero da fermare il tempo, da fermarsi nel tempo, da svuotare d’ogni altra espressione di vita lo spazio - e non solo quello - della carta da acquerello. Mentre si ha l’impatto con questo ritratto essenziale, assoluto forse, si suggella la certezza di quanto l’arte, quella con la ”A”, possa ben ascrivere a un dio l’universo tutto.
Parma, 11 luglio 2021

